Caríssimos leitores, abaixo apresentamos o editorial do L’Osservatore Romano. Como se vê, ao contrário do que diziam as notícias da véspera do Decreto, não foi o OR que falou de “ato de misericórdia do Papa”, mas sim o comunicado da Sala de Imprensa que apresentou o Decreto. Como a sessão do jornal no site do Vaticano mantém no ar apenas a edição do dia, segue este post para arquivo:
Il Vaticano II
e il gesto di pace del Papa
(©L’Osservatore Romano – 25 gennaio 2009)
Mezzo secolo fa, il 25 gennaio 1959, l’annuncio del Vaticano II da parte di Giovanni XXIII fu una clamorosa sorpresa, che di colpo oltrepassò i confini visibili della Chiesa cattolica. Già il giorno successivo l’arcivescovo di Milano – che nel 1963 sarebbe divenuto Paolo VI – definì il futuro concilio un “avvenimento storico di prima grandezza”, cioè “grande oggi, per domani; grande per i popoli e per i cuori umani; grande per la Chiesa intera e per tutta l’umanità”.
Il cardinale Montini – che del predecessore seguì le tracce, facendo proprio il concilio e assumendone la guida, tanto discreta e paziente quanto determinata e ferma – vide subito, e con chiarezza, le prospettive storiche e religiose del Vaticano II. La più vasta assemblea mai celebrata nella storia fu intuita e aperta da un Papa settantottenne, un secolo dopo l’interruzione del Vaticano I (voluto da Pio IX quasi alla stessa età), portando con coraggio alla luce un’idea già ventilata sotto i pontificati di Pio XI e Pio XII.
Ai sette anni della preparazione e della celebrazione del concilio (1959-1965) seguirono i decenni della sua recezione, non conclusa – si pensi al periodo necessario per l’applicazione dei decreti tridentini che rimodellarono il cattolicesimo – e che fu l’argomento, nel 1985, di un’assemblea sinodale voluta da Giovanni Paolo II, che il concilio visse da giovane vescovo. Una recezione controversa e non facile per l’incidenza delle decisioni conciliari nella vita della Chiesa, nella liturgia, nella missione, nei rapporti con le altre confessioni cristiane, l’ebraismo, le altre religioni, con l’affermazione della libertà religiosa, nell’atteggiamento verso il mondo.
Ultimo Papa ad avere partecipato in pieno e con passione – come giovanissimo teologo – al concilio, Benedetto XVI ha delineato nel 2005 l’interpretazione cattolica del Vaticano II: un avvenimento che va letto non nella logica di una discontinuità che, assolutizzandolo, lo isolerebbe dalla tradizione, ma in quella della riforma, che lo apre al futuro. Un concilio che, come tutti gli altri, deve essere storicizzato e non mitizzato, inseparabile dai suoi testi, che proprio dal punto di vista storico non possono essere contrapposti a un supposto “spirito” del Vaticano II.
I buoni frutti del concilio sono innumerevoli e tra questi vi è ora il gesto di misericordia nei confronti dei vescovi scomunicati nel 1988. Un gesto che sarebbe piaciuto a Giovanni XXIII e ai suoi successori, e un’offerta limpida che Benedetto XVI, Papa di pace, ha voluto rendere pubblica in coincidenza con l’anniversario dell’annuncio del Vaticano II, con l’intenzione chiara di vedere presto sanata una frattura dolorosa. Intenzione che non sarà offuscata da inaccettabili opinioni negazioniste e atteggiamenti verso l’ebraismo di alcuni membri delle comunità a cui il vescovo di Roma tende la mano.
A mezzo secolo dall’annuncio, il Vaticano II è vivo nella Chiesa. Così come il concilio resta nelle mani di ogni fedele perché più chiara e forte sia la testimonianza nel mondo di quanti credono in Cristo.g. m. v.








"... muitos dos que se dizem católicos ajudam os «revolucionários» . São esses, sempre «moderados», que estimam a «tranquilidade pública» como o bem supremo. Esses católicos tolerantes, condescendentes, brandos, doces, amáveis ao extremo com os maçons e furiosos inimigos de Jesus Cristo, guardam todo seu mal humor para os que gritam «Viva a Religião!» e a defendem sofrendo contínuas penalidades e expondo suas vidas. Para eles, esses últimos são «exagerados e imprudentes, que tudo comprometem com prejuízo dos interesses da Igreja» ".
Que tenho eu, Senhor Jesus, que não me tenhais dado?… Que sei eu que Vós não me tenhais ensinado?… Que valho eu se não estou ao vosso lado? Que mereço eu, se a Vós não estou unido?… Perdoai-me os erros que contra Vós tenho cometido. Pois me criastes sem que o merecesse… E me redimistes sem que Vo-lo pedisse… Muito fizestes ao me criar, muito em me redimir, e não sereis menos generoso em perdoar-me. Pois o muito sangue que derramastes e a acerba morte que padecestes não foram pelos anjos que Vos louvam, senão por mim e demais pecadores que Vos ofendem… Se Vos tenho negado, deixai-me reconhecer-Vos; Se Vos tenho injuriado, deixai-me louvar-Vos; Se Vos tenho ofendido, deixai-me servir-Vos. Porque é mais morte que vida, a que não empregada em vosso santo serviço… - Padre Mateo Crawley-Boevey